di G.G., #politica
Mentre Landini torna in parte sui suoi passi e spiega meglio le ragioni dello sciopero generale convocato per il 16 dicembre, diversamente da come lo ha fatto in un primo tempo e con parole anche condivisibili come “Io non voglio dividere il paese, ma ci sono persone in seria difficoltà”, le destre post-Atreju nel post-benedizione berlusconiana si schierano di nuovo sulle barricate, tornano ad essere contro la povertà e contro chi ha bisogno e parlano di “un teatrino”.
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Nelle prime ore immediatamente successive alla proclamazione dello sciopero entrambi i leader della destra, avevano accennato un endorsement rispetto alla decisione della CGIL e della UIL salvo poi, non appena Landini è tornato su toni più strettamente consoni alla CGIL, tornare rapidamente sui loro passi fino alle dichiarazioni in televisione di questo pomeriggio, con Salvini che si assume “in parte il merito” dell’abbassamento delle tasse e Meloni pronta a tacciare di “teatrino” la scelta.
In un nostro articolo che l’8 dicembre scorso ha provocato polemiche, e la solita sequela d’insulti, ce l’eravamo presa con la comunicazione legata allo sciopero fornita da Landini che ci era sembrata infelice e che rischiava di compattare la destra contro il governo. E preferiamo di gran lunga una destra compattata contro il sindacato, perché quello è il vero mestiere delle destre, al di là della propaganda elettorale: essere contro i diritti di tutti. E la vera natura della brigata Atreju si è prontamente manifestata di nuovo ed ha subito serrato i ranghi.
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(9 dicembre 2021)
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