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Giorgetti, Fedriga e Zaia chiedono un incontro urgente al Salvini

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di Daniele Santi

Tira una pessima aria in casa leghista e dal 13 giugno se ne potrebbero vedere delle belle: poltrone che si svuotano, teste che cadono, terremoti previsti da tempo e certa Lega di governo che se ne va contro la Lega movimentista. Così dopo la scelta di Fedriga di andare da solo con feroci mal di pancia del segretario che incolpa Meloni di una sconfitta leghista quattro giorni prima dell’apertura delle urne, e che non sapendo più che pesci pigliare, cioè come prendere voti, si aggrappa alle mascherine ai seggi. Si chiama disperazione.

Assai più pragmatica è la Lega  governista, quella di Giorgetti, Fedriga e Zaia che hanno chiesto un incontro urgente a Salvini preoccupati per le sorti della Lega e anche per dare un altolà probabilmente sereno, ma non per questo meno deciso. Scrive il Corriere che i tre moschettieri leghisti guardano alle mosse inconcludenti del segretario con inquietudine crescente. Del resto c’è di che essere inquieti: un partito che soltanto pochi anni fa era dato al 34% è oggi precipitato al 15% e il rischio di ulteriore caduta è palpabile.

Poi ci sono le scelte unilaterali di Salvini, secondo fonti leghiste, tipo quella che vede in molte città al voto i simboli della Lega misteriosamente (neanche tanto) spariti a favore di quel Prima l’Italia che è la nuova creatura salviniana nata, pare, senza consultare la Lega. O, se volete, le varie leghe. E’ ancora il Corriere a scrivere che il nervosismo, per così dire, di Zaia, Fedriga e Giorgetti è stato provocato dalla recente campagna di tesseramento leghista condotta ovunque con il simbolo di “Prima l’Italia”, optando per la cancellazione dell’Alberto da Giussano dal mondo dei viventi [sic], passaggio deciso dal solo Salvini. I dolori dei tre moschettieri leghisti sono molti: partono all’atteggiamento verso la campagne anti Covid (quando sul contenimento della pandemia i governatori si sono giocati le palle), la questione russa, il viaggio mancato di Salvini a Mosca, quello deciso coi vertici della Lega e il continuo salviniano agitarsi per mettere in discussione l’attività diplomatica italiana (e dello stesso Draghi) senza proporre nulla che non sia il suo “siccome ci sono io tutto andrà bene”. La situazione della Lega dice il contrario.

 

(8 giugno 2022)

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