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“L’occhio in gioco. Percezione, impressioni e illusioni nell’arte”. Padova, Palazzo del Monte di Pietà

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di Rita Zambon

Giovedì 2 febbraio ho visitato a Padova la mostra L’occhio in gioco. Percezione, impressioni e illusioni nell’arte allestita presso il Palazzo del Monte di Pietà. Sono stata accompagnata da un mio amico, professore di storia dell’arte contemporanea. La mostra è dedicata alla ricerche artistiche su colore, ottica, movimento, percezione, non seguendo una scansione cronologica, ma facendo dialogare epoche diverse per evidenziarne le assonanze. Sono in tutto venti sale, molto ricche di opere, alcune anche nascoste in cassetti posti sotto le teche e non segnalate (tirate pure, non scatta l’allarme!), che ho potuto vedere grazie al mio amico che lo sapeva. Le prime dieci sale, curate da Luca Massimo Barbero, sono dedicate all’arte dal Medioevo ai giorni nostri: ad esempio, nella prima sala “Colore come cosmo” l’opera Série 23 n°14-11 datata 1970-2012 di Julio Le Parc, serie di centri concentrici colorati, viene accostata ad una miniatura del XIV secolo del manoscritto Image du monde di Gautier de Metz dalla medesima dinamica. Non si possono ovviamente enumerare tutte le opere presenti. Ne segnalo solo alcune: nella seconda sala “Teoria dei colori: luce, punti, trasparenze” vi è uno splendido quadro di Georges Seurat, La Grève du Bas-Butin à Honfleur (1886), con la tecnica del pointillisme; nella terza “Corpi in movimento e l’occhio meccanico” si associa l’immagine del movimento ottenuta grazie ad accostamenti cromatici (Giacomo Balla, Bambina che corre sul balcone, 1912) a quella che dà la fotografia multipla e ai Rotoreliefs (dischi ottici, 1935) di Marcel Duchamp.

La seconda parte della mostra, curata da Guido Bartorelli, Giovanni Galfano, Andrea Bobbio e Massimo Grassi dell’Università di Padova, mette in evidenza lo stretto legame tra scienza e arte a Padova ed è interamente dedicata alla correlazione tra lo studio della percezione, che si sviluppò nell’università dal 1919 dopo la fondazione del Laboratorio di Psicologia sperimentale, e l’attività artistica di un collettivo di artisti padovani, operante tra il 1960 e il 1964, e chiamato Gruppo N (cioè alla “ennesima” potenza). Si tratta di opere molto interessanti su cui ebbero un forte impatto le ricerche degli scienziati Vittorio Benussi, Cesare Musatti, Fabio Metelli, Gaetano Kanizsa (che si dedicò anche alla pittura). Il Gruppo N (Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi, Manfredo Massironi e, accanto a loro, Marina Apollonio) servendosi degli effetti ottici si allinea alla tendenza artistica definita arte programmata, cinetica e optical. Segnalo la Dinamica visuale del 1962 da un’idea di Chiggio e firmata dal Gruppo N.

Nel sito https://www.palazzodelmontepadova.com/locchio-in-gioco/ a questo punto si dice: “La mostra, oltre che le singole opere, ricostruisce anche molti degli “ambienti” che il collettivo allestì per le sue esposizioni, permettendo così allo spettatore di vivere l’esperienza di immergersi nelle opere del Gruppo N e sperimentarne, in prima persona, gli effetti stranianti, vertiginosi e stupefacenti”. Purtroppo però non è stato possibile vedere in azione alcune opere cinetiche, che prendono vita grazie a motorini elettrici, perché i guardasala non erano autorizzati a metterli in moto, e lavori come Struttura cinetica o Light Prisms, se non si muovono o non vengono colpiti dalla luce, dicono davvero poco. Ammetto che questo è stato un aspetto veramente deludente. Il catalogo è in due volumi, entrambi editi dalla casa editrice Silvana Editoriale.

Per chi vuole saperne di più, segnalo un’intervista di Radio 3 Suite a Giovanni Galfano e Massimo Grassi e la puntata della rubrica di Radio 3 “A3 il formato dell’arte” dell’8 ottobre 2022 dedicata alla mostra.

 

 

(17 febbraio 2023)

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