Sul “garbo” con il quali i virili capi leghisti trattano le donne. Cioè prima le chiamo “txxxe” poi mi dimetto…

di Giovanna Di Rosa, #

Non si fa in tempo a commentarne uno che subito ne salta fuori un altro. Ed è straordinario il garbo con il quale i maschi leghisti, non tutti certo, ma solo alcuni di loro particolarmente predisposti, diciamo, trattano le donne e le loro colleghe di leghismo becero e insulso. Prima a Roma Ciampino e poi In Alto Adige il vir celodurista di sangue legaiolo non ci fa mancare nulla. Ne parla in un tweet Selvaggia Lucarelli, il figlio 15enne della quale venne messo alla gogna per avere manifestato contro Salvini.

Mentre a Roma l’Avvocato e consigliera comunale Eleonora Mattia del PD denuncia quella che sembrerebbe essere una bruttissima storia di violenza domestica commessa dal presidente leghista del consiglio comunale di Ciampino, che sarebbe stato denunciato dalla moglie per percosse davanti ai figli, ecco le due consigliere comunali leghiste che se ne vanno dal partito di Salvini per entrare in Fratelli d’Italia – perché la concorrenza nella destra è una cosa seria e si fa sul serio – e il consigliere provinciale leghista e segretario leghista al quale salta la mosca al naso.

 


Così che dopo il fattaccio, Lucarelli aggiunge in un tweet lo screenshot che vedete in alto, il “presidente del partito leghista e consigliere provinciale Alessandro Savoi ha scritto un post pacato, degno del partito che rappresenta” e due parole con le quali Lucarelli condisce lo screenshot del quale non aveva bisogno di spiegazioni.

Insomma un grande partito al maschile, nel quali le donne o vengono insultate o vengono pestate? Non crediamo sia solo così.

Vero è che gli eccessi verbali violenti, un certo conservatorismo maschilista che non può sradicarsi in un partito intriso di paternalismo da Ventennio del secolo scorso che si è travestito da progressismo illiberale [sic], formato per lo più da un elettorato la cui caratteristica principale è la semplicità del messaggio da ricevere e del grido d’approvazione da restituire, non garantiscono propriamente un’evoluzione che ripudi, per così dire, l’insulto gratuito farcito di disprezzo maschilista che il segretario tradito riserva a chi decide di entrare in un altro partito. Come se non se ne avesse diritto, di cambiare partito.

Certo, avventurarsi a parlare di diritti parlando di Lega di Salvini è quasi un suicidio semantico. Poi, miracolosamente, il Savoi si dimette da presidente della Lega Trentino. Presumibilmente rimarrà leghista. E allora poco cambierà.

 

(20 marzo 2021)

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