Una per cui la guerra non è mai finita: Silvia Bortot di nuovo sul ring, dopo due anni di squalifica per doping. Match di rientro a Padova tra l’affetto dei tifosi

di Valerio Esposti

Un ritorno che sa di riscatto e rivincita: scontati due anni di squalifica per doping, questa sera Silvia Bortot affronta a Padova l’ucraina Kateryna Drozd in sei riprese nei pesi welter. Circondata dall’affetto dei tifosi, l’atleta trevigiana vuole lasciarsi alle spalle il peggiore degli incubi e guardare al futuro con ritrovato entusiasmo.

Il suo ultimo incontro risale al 25 ottobre 2019: sconfisse ai punti la belga Djemilla Gontaruk e divenne campionessa europea dei superleggeri. La festa durò poco: in base a un controllo antidoping effettuato dopo il match veniva infatti riscontrata la presenza di Igenamina, una sostanza inclusa nella lista Wada (agenzia mondiale antidoping) delle sostanze proibite dal 2017, che può essere contenuta negli integratori alimentari e nelle creme. L’esito dell’incontro fu invalidato, il titolo europeo revocato. Dal nulla comparve quella parola che non avrebbe mai voluto sentire: squalificata. Un fulmine a ciel sereno. Anzi, peggio: qualcosa di inimmaginabile, destinato a stravolgere la vita non solo dal punto di vista sportivo.

“Quando mi comunicarono la positività a quella sostanza fu un vero shock. Sicuramente si tratta di un errore, pensai. Non è possibile! Invece è andata così, per colpa di una contaminazione a me totalmente ignota. Ho passato i primi due – tre mesi in depressione totale. Facevo persino fatica a fare una corsetta, avevo il rifiuto totale di tutto ciò che mi ricordava l’attività sportiva.

Anni di sacrifici, fatiche e le tantissime privazioni: volevo raggiungere determinati livelli e c’ero riuscita, per poi vedere tutto crollato in un solo attimo…
Ho fatto di tutto per difendermi, soprattutto con le possibilità economiche che avevo. Avevano chiesto 4 anni di squalifica, alla fine ne diedero 2: almeno, questa soddisfazione. Ma non potevo entrare in nessuna palestra Coni; in pratica, l’isolamento totale. È stata veramente dura”.

Poi, qualcosa è scattato. Reagire dopo la sconfitta più dura e infima, quando il mondo ti crolla addosso e vuoi mollare tutto, non è scontato e nemmeno da tutti. Complice la determinazione e un carattere da vera combattente, Silvia Bortot ha saputo riprendere in mano le redini di una vita spesa tra allenamenti e ring.

“La boxe mi ha insegnato questo: cadere e rialzarmi. Diciamo che mi ha ‘aiutata’ il primo lockdown, dove tutto era fermo e sostanzialmente eravamo ‘tutti alla pari’: ogni persona si trovava nella mia stessa situazione. Mi sono fatta forza e facevo forza anche gli altri, perché online allenavo altra gente. Quindi, mi sono ritirata su e ho cominciato ad allenarmi; in questi due anni non sono mai stata ferma.”

Il lungo tunnel senza luce della squalifica, la prospettiva del ritiro, pensieri laceranti e dolorosi messi KO grazie a una vera e propria rinascita, tanto inaspettata quanto desiderata: “Sono ancora qui, ho reagito: le passioni vere non possono essere abbattute. Il mio ritorno sul ring vuole trasmettere questo messaggio: non si molla mai, nemmeno dopo due anni di stop obbligato e dopo tutto il male che ho ricevuto gratuitamente con questa squalifica. Mi auguro di fare da esempio.

Voglio ancora dimostrare qualcosa a me stessa, mi rimetto in gioco e in discussione. Quello che mi è successo non è una cosa che mi appartiene, non mi è accaduta: come tutte le cose che ti accadono ma non sono tue è giusto che vengano surclassate da quello che veramente fa parte di te. Quello che è mio è il ring: io sul ring mi sento a casa, ed è una cosa che nessuno potrà mai togliermi.

Questo periodo lo voglio vedere in maniera positiva. Dopo una sofferenza molto pesante ho maturato questa consapevolezza, l’ho fatta mia, ho trovato le risposte ai tanti ‘perché?’. Sono contenta e serena. Non vedo l’ora di combattere, dopo tanta inattività. La squalifica è terminata il 2 dicembre, quindi ho avuto poco tempo per allenarmi con gli altri (prima mi era vietato) e fare sparring. Lo prendo come un test, per capire dove e come riprendere a lavorare.”

Alla vigilia del rientro, Silvia esprime la sua gratitudine nei confronti di chi l’ha sostenuta: “Ringrazio il maestro Massimiliano Sarti della Padova Ring, che mi ha accolta a braccia aperte dopo tanti anni: era il 2011 quando vinsi i campionati italiani da dilettante, mi allenavo proprio con la stessa società. Un ringraziamento va al tecnico Roberto Rinaldi e al mio preparatore atletico coach Paolo Ronzani, che mi segue con precisione maniacale da quasi due anni. Un grazie! di cuore lo rivolgo agli atleti, a tutti i ragazzi e le ragazze della Padova Ring per l’affetto e il supporto che mi stanno dando. È come un ritorno a casa dopo anni che uno è via. Sento che la gente mi vuole bene, tutto questo mi dà ulteriori stimoli a fare bene. Il ring è molto, ma dietro ci dev’essere molta umanità.”

Affrontare tanta negatività, tornare a incrociare i guantoni per vincere e raggiungere nuovi traguardi, nonostante tutto e tutti; perché no, con un pizzico di ironia. Silvia Bortot salirà sul ring di Padova accompagnata dalle note di “Non sono una signora”. Neanche a farlo apposta, la canzone di Loredana Bertè sembra scritta per lei: “una per cui la guerra non è mai finita”. Una che tra una settimana compirà 37 anni e ha ancora tanta energia da vendere.

Allo stadio Euganeo di Padova, nella palestra Padova Ring in via Nereo Rocco la riunione pugilistica inizierà alle 20,30. Tre i match pro, con il clou Bortot/ Drozd.

 

(22 dicembre 2021)

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