Le Pussy Riot, più volte arrestate da Putin e dal suo regime, vilipese, maltrattate, pestate, imprigiornate, incarcerate, ma mai dome, saranno a Venezia alla Biennale. A modo loro. Cioè preparandosi a protestare contro la partecipazione della Russia alla mostra internazionale di Venezia. La leader del gruppo, Nadya Tolokonnikova, è già arrivata in Laguna all’attacco della Biennale e ha reso noto che una manifestazione è già pianificata. Nessun dettaglio. Ragioni di sicurezza.
Potrebbe trattarsi di qualcosa di simile a quanto tentarono di fare alle Olimpiadi di Sochi nel 2014, quando vennero fermate poco prima mentre stavano per presentarsi con cappucci colorati pronti per la manifestazione. Furono fermate dalla Polizia. Putin non ha fatto mancare niente al Collettivo Femminista: le ha deportate un Siberia, arrestate, imprigionate, ha cercato di ridurle al silenzio, di comprarle, le ha minacciate, fatte trasportare in posti di Polizia perché manifestavano pacificamente, ha fatto interrompere i loro concerti. Senza risultato. Loro sono sempre lì. E adesso se la prendono con il padiglione russo alla Biennale di Buttafuoco che dall’alto della sua statura di intellettuale raffinato e colto, un simile scivolone se lo poteva risparmiare.
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