di Redazione Cronaca
Si può parlare soltanto di follia, follia iconoclasta o delirio da acido, per definire la prodezza della scorsa notte (tra il 15 e 16 maggio) che ha portato il graffitaro pazzo a lasciare ai posteri il suo personale capolavoro sulla facciata della Basilica del Redentore alla Giudecca a Venezia. Un’opera di Andrea Palladio, risalente al 1570 circa e costruita quale tempio votivo in ringraziamento per la fine della pestilenza, come quella della Salute (Baldassarre Longhena 1630 c.a).
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Leggi l'articolo →Quando non c’è rispetto per la cultura, quando si deturpa invece di conservare, quando l’istinto distruttivo prende il sopravvento sul rispetto per la vita – e l’arte celebra la vita e non la morte – non si prepara un gran futuro. E al di là di tutto questo, si tratta di un gesto inqualificabile.
Alcuni anni fa, un folle prese a martellate le statue nelle nicchie della facciata della stessa Basilica che evidentemente deve provocare reazioni inconsulte nelle menti deboli.

Secondo il nostro Emilio Campanella che monitora la situazione e che è passato davanti alla Basilica del Redentore (foto in basso) imbrattata da un ignoto graffitaro-pazzo qualcosa parrebbe essere accaduto, ma non se ne coglie lo scopo… Il colore fucsia sembra essere stato qua e là, sbiancato, forse a coprire la formula (algebrica?) sovrascritta a scopo deturpazione. Non sembra si siano ammazzati di fatica. Con tutto il rispetto

(16 maggio 2022, ultimo aggiornamento 17 maggio 2022)
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