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Repressioni e Putin: i sovranisti italiani, già sostenitori dei “democratici illiberali” hanno un’opinione in merito?

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di Daniele Santi, #Mondo

Botte da orbi, fino a sette anni di prigione per avere contravvenuto alla legge che impone di non manifestare oltre che per avere rotto le regole anti-Covid, pugni, calci, arresti di migliaia di persone anche nella seconda domenica di manifestazioni pro-Navalny, è l’interessante [sic] curriculum messo in piedi da Putin e dai suoi compagni di democrazia illiberale da esportazione che tanto piace anche  a Orbán, buon sodale politico della leader di Fratelli d’Italia, oltre che a Putin che Salvini ammira così tanto da farcisi fotografie insieme e  stringere accordi politici che dicano al suo partito, quello di Putin, cosa succede in Italia.

Ventuno anni di potere e un’involuzione autoritaria che non ci va certo per il sottile; una divisione sociale clamorosa, odio razziale, omofobia feroce, leggi illiberali, lbertà agli uomini di pestare le mogliavvelenamenti degli oppositori e omicidi di rivali politici, attiviste e giornaliste, sono alcune della perle di cronaca politica illiberale che la Nuova Russia di Vladimir Putin, presidente e primo ministro a fasi alterne, fino alla riforma costituzionale che si è cucito addosso; una chiara denuncia di ciò che potrebbe essere l’Italia qualora passasse il disegno illiberale degli alleati sovranisti di quell’ideologia che ha già trovato sostegno ed imitazioni in Ungheria, Slovenia, Polonia, per non parlare delle gesta-fotocopia di Erdogan in Turchia.

fotogramma da CHE TEMPO CHE FA dal video mostrato da Roberto Saviano, il 31 gennaio 2021
Repressione antigay in Russia con la benedizione di Vladimir Putin

Il 31 gennaio scorso, per la seconda domenica consecutiva, le forze dell’ordine serve dello Zar, hanno arrestato, picchiato, pestato, forse torturato, insultato, preso a manganellate i cittadini che – pacificamente – manifestavano facendo girotondi, senza armi. Sostenitori della libertà, non solo di Navalny avvelenato dal regime e da un sistema insieme tanto crudele e stupido da dichiarare allo stesso Navalny le modalità dell’avvelenamento e le modalità utilizzate per far sparire le prove, solventi inclusi, cadendo nella trappola della vittima che si è spacciato per un capo dei servizi segreti. Dall’Italia, dall’estrema destra sovranista che guarda – con più discrezione e vergogna di prima forse -all’illiberalismo da esportazione di Putin, silenzio tombale.

Aleksei Navalny (a destra)

E’ noto, non lo è mai troppo e dovrebbe esserlo di più, che la Lega di Salvini ha firmato un accordo con il partito Nuova Russia di Vladimir Putin che impegna, o almeno impegnava, discrezionalmente il partito di Salvini ad una collaborazione informativa con il partito di Putin in vista di obbiettivi comuni.  Lo rivelò il sito dei Senatori PD nel 2018 con tanto di testo dell’accordo.

Dunque continua la repressione mentre Navalny rimane in carcere perché uscito dalla Russia quando gli era stato vietato. Dimenticano i gerontocrati alla vodka al servizio dello Zar, che Navalny si trovava fuori dalla Russia, in Germania, per curarsi dal tentativo di avvelenamento subito in Russia e non per farsi una vacanza.

Vedremo quali evoluzioni possibili saranno sul piatto ora: certo da Fratelli d’Italia e dalla leader a decibel e dall’altro sovranista a capo della Lega, ci si aspetterebbero due parole di condanne. Non dure, due.

(31 gennaio 2021)

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