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Teatro del Parco, stagione di musica da camera e sinfonica di Mestre: sabato 25 marzo per il ciclo ““6 suonato? Stagione giovane”va in scena il Quartetto Fauves

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di Redazione Cultura

Sono molte le novità e le sorprese che riserva il prossimo concerto, sabato 25 marzo alle ore 17.00, di È sempre una bella stagione – XXXVII Stagione di musica da camera e sinfonica di Mestre 2022/2023, in collaborazione con l’Associazione Amici della Musica di Mestre. Per la prima volta un concerto della Stagione sarà ospitato al Teatro del Parco (via Sergio Gori 11, all’interno del Parco Albanese Bissuola a Mestre), lo spazio cittadino dedicato alla cultura e ai giovani.

Il concerto è il secondo appuntamento del ciclo “6 suonato? Stagione giovane”. I concerti di “6 suonato? Stagione giovane – 4 incontri con le scuole e 4 concerti nei quali le scuole vanno a teatro!” vogliono essere delle occasioni privilegiate di incontro e di confronto tra i giovani musicisti e gli studenti di alcune scuole secondarie di secondo grado della Città.

Nella mattinata del concerto, i musicisti dialogheranno con gli studenti, suoneranno per loro, risponderanno alle loro domande, con una narrazione “a tu per tu” delle proprie esperienze di giovani musicisti professionisti. Nella mattinata del 25 marzo i musicisti incontreranno gli studenti presso il Liceo “Giordano Bruno” di Mestre. Nel pomeriggio saranno gli studenti a raggiungere gli artisti in teatro, per ascoltare la loro esibizione.

La ferocia e l’orrore della guerra irromperanno sul palco attraverso l’esecuzione di Black Angels, per quartetto d’archi elettrico, del compositore d’avanguardia americano George Crumb (1929 – 2022), un’opera del 1971 dal potente effetto drammatico che colpì fin da subito gli ascoltatori. Ad esibirsi il Quartetto Fauves (Rita Mascagna violino, Pietro Fabris violino, Elisa Floridia viola e Giacomo Gaudenzi violoncello) che per l’occasione svestirà i panni del tipico quartetto d’archi per assumere l’inconsueta veste di quartetto d’archi elettrico, con strumenti acustici amplificati, allo scopo di produrre un effetto altamente surreale.

Ad ogni musicista è inoltre assegnato un set non convenzionale di ulteriori strumenti e oggetti da suonare o utilizzare durante il brano (maracas, bicchieri di cristallo con diverse quantità di acqua, tam-tam, ditali ecc.). Black Angels, sottotitolato Tredici Immagini dalla Terra Oscura, è stato terminato “venerdì 13 marzo 1970 (in tempore belli)” come scritto sullo spartito dal compositore. La frase latina in tempore belli (in tempo di guerra) è un riferimento alla guerra del Vietnam in corso nel periodo in cui fu portata a termine la composizione. Black Angels, come una trenodia (ode di lutto), rappresenta un lamento contro l’atrocità della guerra.

L’inizio della composizione, La notte degli insetti elettrici, richiama gli elicotteri d’attacco utilizzati durante la guerra in Vietnam, resi musicalmente attraverso il ritmo rapido ed i suoni acuti degli strumenti. George Crumb ha affermato che «Black Angels è stato concepito come una sorta di parabola sul nostro travagliato mondo contemporaneo. Le numerose allusioni quasi programmatiche nell’opera sono quindi simboliche, sebbene la polarità essenziale – Dio contro Diavolo – implicasse più di una realtà puramente metafisica. L’immagine dell’ angelo nero era un espediente convenzionale usato dai primi pittori per simboleggiare l’angelo caduto […] La struttura sottostante è un enorme disegno ad arco […] L’opera ritrae un viaggio dell’anima. Le tre fasi di questo viaggio sono Partenza (caduta), Assenza (annientamento spirituale) e Ritorno (redenzione)».

L’opera è permeata di simbolismo numerologico, dato dai numeri 7 e 13, e contiene varie citazioni: da “Il Trillo del Diavolo” di Giuseppe Tartini a “Trenodia per le vittime di Hiroshima” di Krzysztof Penderecki. Su tutte si staglia la citazione del secondo movimento del celebre Quartetto in re minore D 810 “La Morte e la Fanciulla”di Franz Schubert, che sarà eseguito integralmente nella seconda parte del concerto. Ritenuto uno dei lavori cameristici più perfetti di Schubert, il Quartetto in re minore D 810 costituisce l’estremo e più maturo lascito schubertiano nel campo del quartetto d’archi, per la genialità del disegno armonico, l’equilibrio delle sonorità e la varietà dello svolgimento tematico.

 

(21 marzo 2023)

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