Spettacolo e Teatri, o di quelli che se ne fregano

di Redazione, #Spettacolo

Quelli che parlano di riaperture, quei pochi che gioiscono – quasi tutti politici che ignorano – per le riaperture dove possibile, di teatri e luoghi di spettacolo (per ora rigorosamente all’aperto, data la stagione entrante) forse non si rendono conto che la stagione termina a maggio e che, anche qualora vaccini e pandemia ci dicano bene, fino ad ottobre non si lavorerà, se non in pochi casi.

Coloro poi che per ragioni economiche legate alla mancanza assoluta di ristori (sappiamo di cosa stiamo parlando) non saranno in grado di sistemare i propri bilanci, gli eventuali problemi contributivi, o di allestire nuove produzioni interessanti e per attore singolo, sono sicuramente destinati alla morte, anche se i gatti hanno nove vite.

Perché lo scriviamo? Evidentemente per riempire una pagina, ché un po’ di sarcasmo fa bene, soprattutto a chi ha per il momento solo quello, e per denunciare garbatamente che non si può gridare solo alle riaperture senza considerare quali difficoltà stiano dietro a coloro che sono stati chiusi, e zitti!, per un anno e mezzo già soffocati prima dallo strapotere dei Teatri Nazionali, stabili e regionali e da una legge che alle nuove compagnie taglia le gambe prima che nascano.

 

(21 aprile 2021)

©gaiaitalia.com 2021 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 




 

 

 

 

 

 

 



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