Avrebbe ucciso il barman 25enne Sergiu Tarna perché “mi ricattava con un video in cui facevo sesso con un uomo. Sono stato sedato, drogato e ripreso con il suo telefonino. Da giorni mi chiedeva qualcosa in cambio per avere quel video, per questo l’ho ammazzato”.
Un motivo serissimo, diciamo.
E’ la confessione, scrive Repubblica, di Riccardo Salvagno, il vigile urbano in carcere da dieci giorni per l’omicidio del giovane barman moldavo Sergiu Tarna ucciso con un colpo di pistola alla tempia il 31 dicembre nelle campagne di Mira (Venezia). Si tratterebbe della confidenza fatta dall’agente della Polizia Locale (immaginiamo che non lo sia più), a un amico che lo ha ospitato per una notte a Tenerife dove Salvagno era fuggito dopo il delitto e al quale avrebbe confessato le ragioni dell’omicidio, che riteniamo assurde – ed è un’opinione, non un giudizio.
Scrive ancora Repubblica che è stato anche arrestato dai carabinieri di Venezia un uomo di 38 anni, residente a Spinea, che sarebbe il complice di Salvagno. A fare ai Carabinieri il nome del complice è stato lo stesso vigile, l’uomo è stato arrestato a casa sua dove viveva ancora con i genitori.
Nel 2026 ci tocca ancora commentare un omicida che parla di avere sparato per via di “un video gay” che lo avrebbe autorizzato, secondo lui (un uomo di legge, che avrebbe avuto tutti i mezzi e le conoscenze per denunciare), ad uccidere per porre fine a un ricatto.
Il problema parrebbe assai più profondo se è vero che l’amico che ha raccolto la confidenza sostiene di non averla creduta possibile, pensando fosse una delle consuete paranoie di cui Salvagno soffriva.
(14 gennaio 2026)
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