di Giovanna Di Rosa
Sostituire Luca Zaia diventa molto complicato per una destra di governo veneto che non ha successori – quando mai un Doge ha lasciato successori – così la boutade viene affidata a Maurizio Lupi leader dell’inconsistente Noi Moderati, testimone vivente che l’inconsistenza rende: “Lunedì avremo il nome del candidato di centrodestra in Veneto”.
Il leghista Erik Pretto molla la Lega di Salvini, “Non ha una linea politica”
Il deputato leghista Erik Pretto ha annunciato di avere lasciato la Lega di Salvini, lo scrive l'Agi citando un'intervista... →
A Palazzo Chigi c’è baito, perché siccome nelle città si perde causa inconsistenza candidature, ci sono priorità. Non si parla naturalmente della perdita di ricchezza del paese; non si parla di gente che con contratti a tempo indeterminato non guadagna il necessario per vivere; non si parla della vergogna di affitti totalmente affidati all’avidità dei proprietari: si parla di cambiare la legge elettorale per i Comuni (via il doppio turno dell’unica legge che dà stabilità) e di candidati perché per il governo Meloni prima le poltrone e poi i fatti loro. Per i problemi veri c’è tempo.
Per i candidati delle regionali effettivamente sono cazzi: si spinge perché il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi lasci il Viminale (a Salvini) per andarsi a sacrificare da qualche parte; c’è FdI che vuole Raffaele Speranzon, 53 anni, una lunga militanza dal Msi a FdI passando per An, perfetto per la nuova destra meloniana all’insegna dell’ancora più a destra; poi c’è Forza Italia con Flavio Tosi, già sindaco di Verona e ora deputato azzurro, con un passato da dirigente leghista, in rotta con Matteo Salvini che è la vera ragione della candidatura; poi c’è la Lega. Presenterebbe tal Alberto Stefani, deputato e segretario della Liga Veneta, ma ci sarebbe un tal Zoppas, cognome che sembra un segno del destino alla coalizione. Mai ignorare i segni.
Poi c’è una possibile lista Zaia: potrebbe valere il 40% e oltre. Son problemi. Certo se Meloni accettasse un rimpasto e offrisse la poltroncina a Zaia, magari spostando di nuovo Salvini ali Interni (vero obbiettivo leghista) i giochi potrebbero essere fatti. Vediamo se Meloni ci casca. C’è da dubitarne.
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Naturalmente ogni nome fatto oggi sarà bruciato domani. E Maurizio Lupi è sempre troppo ottimista.
(22 luglio 2025)
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